30 Agosto 2009, 成田国際空港 (Narita Kokusai Kūkō), Schiphol, Malpensa

Il blog per ora viaggia in automatico mentre io rimango a spasso con carta e penna analogici. Ci penserò in autunno a riempire queste pagine.
30 agosto, 2009 Tutto Giappone 2009
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30 agosto, 2009 Tutto Giappone 2009
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8 agosto, 2009 Tutto Giappone 2009Si torna a casa: Cancún -> Dallas Fort Worth -> Zurigo -> Malpensa
26 agosto, 2007 Mexico Discovery 2007 Commenti disabilitati
Pronti si parte! Altro viaggio “discovery”, altra destinazione d’oltre-oceano. Altra prenotazione praticamente last-minute, sta quasi diventando una abitudine!
L’appuntamento è a un’ora indecente del mattino a Malpensa, gentilissimo il fratello di Cristina che ci accompagna fin là in macchina. Poverini invece Alba e Pierda che arrivano in treno da Roma. Per loro AnM non ha previsto un volo dalla capitale e si sono fatti una traversata notturna di mezzo stivale. Li troviamo mezzi assopiti in un lounge nell’area di check-in.
Pian piano arrivano tutti, compreso il coordinatore e ci accodiamo al banco per il nostro volo Swiss per Zurigo (il volo transatlantico lo prenderemo da là).
Il referente AnM è isterico, siamo ancora in coda ed il volo è già annunciato, rischiamo di perderlo e sono cazzi! Povero ragazzo, merita almeno un mese di riposo e una disintossicazione da caffeina. Sempre che sia quella la causa degli occhi rossi e l’espressione stravolta…
A Zurigo incontriamo gli altri del gruppo giunti in volo da Roma. Con loro Avventure è stata più gentile, anche se però in verità il viaggio era stato aperto ai soli milanesi (non erano cioé previste partenze dalla capitale).
Ad ogni modo ci imbarchiamo sul volo American Airlines diretto a Dallas Fort Worth. La solita paranoia americana ci impedisce di fare il check-in tutti insieme, così in cabina ci ritroviamo un po’ sparpagliati, ma almeno abbiamo la scusa per alzarci, visto che siamo impacchettati come delle sardine… terribile… mai più viaggerò con AA… al posto del film hanno trasmesso vecchi episodi di “Cheers”… e le hostess erano talmente brutte ed antipatiche che pensavo (speravo!) fosse tutto uno scherzo.
A Dallas Fort Worth altra dose di paranoia americana: dobbiamo ritirare i bagagli… caricarli sui carrelli… passare una porta e rimetterli sul nastro. Roba da matti! Memore della triste esperienza dei miei compagni di viaggio dell’estate scorsa, saluto amorevolmente il mio zaino, sicuro di non vederlo prima di un mese.
Altro volo American Airlines, altra triste esperienza. Sembra un vecchio DC3 ri-pitturato a nuovo (fuori) e incollato alla meglio (dentro)!
Sono preparato al peggio per quanto riguarda il Messico, ma non sapevo che il terzo mondo iniziasse già nel Texas. Oh God. Non so perché ci spiegano le misure di sicurezza, non ci sono tante speranze di salvarsi gonfiando il giubbotto salvagente!
Al tramonto del giorno più lungo della mia vita eccoci in discesa sopra Città del Messico! E’ oramai sera ed è tutto buio, poi ecco che dietro una montagna… appare una distesa infinita di luci. Città del Messico è vastissima! Inimmaginabile! Cresce in ogni direzione e non si arresta davanti alle montagne… prosegue anche oltre! Salvo quella che sembra essere la zona commerciale, sono tutte palazzine di massimo tre piani, affacciate su strette vie desolate che si intrecciano con superstrade a 3 o 4 corsie pienissime di traffico.
Finalmente a terra, nel terminal sembra il paradiso del risparmio energetico. L’aeroporto è illuminato solo da flebili lampadine da 60W e ovunque regna un senso di calma e di malinconia. Quasi di angoscia.
Le autorità messicane per non essere seconde agli americani, ci danno una razione doppia di misure di sicurezza, con una quantità di moduli da compilare inverosimile. Non solo vogliono tutti i nostri dati e sapere dove alloggeremo… sembra siano intenzionati a conoscere l’intero nostro percorso, specie quando partiremo. Siamo i benvenuti…
Ovviamente per uscirne vivi ci concordiamo su una risposta verosimile sebbene sappiamo tutti che un viaggio discovery è tutt’altro che… prevedibile…
A notte fonda usciamo dal terminal e ci imbarchiamo su dei mega-taxi. E qui le cose cambiano parecchio.
Se l’aeroporto ci dava un senso di relax, come da luogo comune sudamericano, la realtà cittadina è il contrario. I tassisti fanno a gara tra di loro dribblando un traffico caotico e velocissimo.
Pazzi.
L’autoradio batte un ritmo incalzante di acid-house mentre un piccolo messicano dietro un volante di tre misure troppo grande, volteggia da una corsia all’altra, ignorando stop, semafori, dossi, precedenze. In pochi minuti ci scaricano davanti all’albergo, un decentissimo 4 stelle Albergo Monte Real.
Collasso.
5 agosto, 2007 Mexico Discovery 2007 Commenti disabilitati
Arriviamo a Malpensa poco dopo pranzo. Un meraviglioso e memorabile viaggio si conclude tra gli abbracci di tutto il gruppo.
Alla prossima!
27 agosto, 2006 TransAmericana Discovery 2006
A Malpensa sono tra i primi e in assenza del coordinatore(pare partirà da Roma e ci incontreremo a Francoforte) vengo insignito del ruolo dell’”uomo con la busta”: nulla di particolare, devo portare una busta al coordinatore.
Chissà com’è che automaticamente divento l’espertone di tutto e tutti mi fanno domande, compresi quelli di altri gruppi… ma non nego che l’aria di autorità (puramente fittizia) in fondo non mi spiace. I contenuti della busta resteranno comunque un mistero fino alla coincidenza in Germania. Nel frattempo si forma e si presenta il gruppo viaggio.Giunti a Francoforte scopriamo che Lorenzo (il coordinatore) è su un altro volo e che ci vedremo oramai a LAX, al ritiro bagagli. Intanto però incontriamo Gianluca e Connie, arrivati da Roma. Anche loro con una busta ma ben più grande e pesante.
Uff.
Il volo verso Los Angeles è a dir poco strepitoso, specie per le splendide viste sulla Groenlandia e sugli Stati Uniti, dove riesco a riconoscere Las Vegas e i laghi salati della Death Valley.
Arrivati a Los Angeles scopriamo che mancano i bagagli a sette persone (praticamente la metà!) ma intanto finalmente conosciamo Lorenzo, divenuto oramai una figura mitologica e leggendaria viste le scarse informazioni che siamo riusciti a carpire nelle prime ore di viaggio insieme.
Dopo una infinità di tempo spesa al banco dei bagagli smarriti, prendiamo il bus navetta fino alla Alamo, dove ci attendono i nostri veicoli. Anche qui la procedura è lunghissima, complicata anche dal fatto che gli addetti cercano di farci fare un upgrade (ovviamente con sovrapprezzo) per avere dei veicoli migliori. Non ci interessa, le monovolume da sei posti già preparate vanno più che bene!
Non è finita.
Nell’uscire dal parcheggio Alamo la prima macchina viene bloccata al check-out. A quanto pare quel veicolo non era pronto e andrebbe quindi sostituito. Peccato che la sostituzione non è immediata (e tra l’altro i bagagli erano già stati caricati).
Finalmente dopo diverso tempo riusciamo a prendere possesso dei veicoli e farci strada verso il Motel.
Nel Motel ritroviamo un portiere notturno dal comportamento moooolto strano, sembra quasi ubriaco. Gli chiediamo suggerimenti su dove poter cenare e ci da alcune indicazioni. Peccato però che noi intendiamo arrivarci a piedi e che quindi cerchiamo qualcosa dietro l’angolo. Il portiere ci osserva con sguardo smarrito. A quanto pare a Los Angeles si gira sempre e solo in auto, ma fa niente, ci incamminiamo comunque.
Arriviamo a un fast-food che però è chiuso ai clienti “normali” mentre è invece aperto ai clienti “drivethru“. Bah. Accetteranno il nostro ordine allo spioncino del drive-thru?
No.
Decidiamo così di chiedere aiuto a un cliente in coda, che allega così al suo ordine per un burgher l’ordine di altri 8 menu. L’escamotage funziona!
Però da questo impariamo che a Los Angeles si fa tutto in auto, anche il fast-food. Interessante ma
strambo.
Inteneriti da un barbone che fruga tra l’immondizia, decidiamo di offrirgli una coca e un panino che comunque non avremmo mangiato. In cambio ottieniamo un incredibile sermone sul nostro destino, sul ruolo di Dio e di Gesù Cristo nelle nostre vite e di come noi, inconsciamente, siamo stati diretti dal Divino a regalargli questo pasto. Pure i barboni a Los Angeles sono strambi, ma comunque interessanti.
Vabbé, ce ne torniamo a casina.
3 agosto, 2006 TransAmericana Discovery 2006 Commenti disabilitati