11 Agosto 2007, San Cristóbal de las Casas, San Juan Chamula, San Lorenzo Zinacantán

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Le due località che meglio rappresentano lo stile di vita e la cultura dei Tzotzil sono San Juan Chamula e San Lorenzo Zinacantán.

Due cose colpiscono a prima vista: la povertà e gli abiti di lana, ricamati con le stesse tonalità e le stesse forme. Ci spiegano che il colore del tessuto (e la trama) definisce il paese di origine di chi lo indossa, quindi ogni comunità ha il suo abito ufficiale e durante le feste tutti si vestono allo stesso modo!

Questi popoli indios sono stati per centinaia di anni sottomessi e maltrattati dalle civiltà colonizzanti e nonostante le manifestazioni e le rivolte zapatiste, le cose non sembrano cambiare. D’altra parte è innegabile la forza della loro cultura e del senso di identità che conferisce loro, manifestata non solo nel vestire ma anche nella religione. Le chiese, infatti, dall’esterno sembrano come tante altre, giusto un po’ più semplici ma ricche di decorazioni colorate. All’interno è tutta un’altra cosa.

A San Juan Chamula la chiesa è completamente vuota, c’è un misero altare e ai lati, organizzati alla meglio sopra tavoli sgangherati, numerosissime statue (sembrano quasi bambole) di santi. Il pavimento della chiesa è coperto di aghi di pino e piccoli gruppi, intere famiglie o persone solitarie si raccolgono in preghiera, inginocchiati verso il santo di turno, accendendo decine di sottili candele (sempre per terra) e bevendo Coca Cola.

Questa è una usanza che ha dell’incredibile. I Maya infatti erano convinti che il rutto fosse il male che esce dal corpo, quindi c’è da immaginarsi la loro venerazione per una bevanda dolce e buona che aiuti anche a liberarsi dal male!

A San Lorenzo Zinacantán il clima è diverso. L’11 Agosto è l’ultimo giorno delle celebrazioni di San Lorenzo e intorno alla chiesa è allestita una specie di festa dell’Unità, con tante bancarelle con giochi, cibo, dolci, alcool e addirittura attrezzatissimi banchetti dove vendono DVD piratati (con tanto di lettore DVD e tv per verificarne il contenuto). Arriviamo al termine della cerimonia nella chiesa e tutti i dignitari del luogo escono sul sagrato e intonano canti (immagino) religiosi… bevendo Tequila… mentre nella piazza un gruppo di uomini a rotazione riempe dei cilindretti con polvere da sparo per poi farli saltare disposti su di un muretto.

Al tramonto inizia la festa con un concerto, ma per noi è ora di rientrare a San Cristóbal.

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10 Agosto 2007, Tuxtla Gutiérrez, Chapa de Corzo, Cañón del Sumidero, San Cristóbal de las Casas

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Arriviamo di buon mattino a Tuxtla Gutiérrez per fare una visita al Cañón del Sumidero. Con un minibus raggiungiamo l’imbarcadero a Chapa de Corzo dove noleggiamo una “lancha” per visitare il canyon.

L’acqua qui è sporchissima, color fango con schiuma da inquinamento e una vergognosa quantità di rifiuti che galleggiano sulla superficie. Addentrandoci nel canyon, il panorama cambia drasticamente, con alte pareti rocciose ai lati del fiume, acqua molto più limpida e tendente al blu ed una rigogliosissima natura tropicale. Avvistiamo diverse specie di uccelli (cormorani ed avvoltoi), alcune scimmie sugli alberi ed addirittura un coccodrillo!

Superato il canyon, il fiume si allarga in un lago artificiale e giungiamo a pochi passi dalla diga. Dopodiché inversione di rotta e via fino all’imbarcadero da dove siamo partiti.

A Chapa de Corzo fa un caldo incredibile e la popolazione qui ha lineamenti molto più peruviani, come del resto è tipico del Chiapas.

Il gruppo si divide per il pranzo e si da appuntamento alla stazione degli autobus a Tuxtla.

Dopo momenti di panico e rabbia (mancano 3 persone tra cui il coordinatore) prendiamo un altro lussuosissimo pulman che ci porta a San Cristóbal de las Casas, cuore pulsante del Chiapas.

Qui il clima è molto diverso, il caldo umido di Tuxla lascia il posto ad un clima molto più freddo.

San Cristóbal è una gettonatissima meta turistica e la città è piena di stranieri. Facciamo infatti fatica a trovar posto in ostello ma alla fine ce la facciamo. Eccezione Luigi, Roberto, Lia e Caira che optano per un albergo di classe superiore con maggiori comfort.
La sera siamo per le strade del paese, tra ristoranti e discoteche e mercatini all’aperto (nonché un sacco di bambini che chiedono l’elemosina).

San Cristóbal riprende lo schema stradale ed architettonico di Oaxaca, con le case basse ed i viali larghi, lastricati e disposti a strade parallele e perpendicolari. Il centro è sempre lo Zócalo, con le panchine, i giardinetti, i vialetti, diversi alberi e tutt’attorno negozi e locali di ristoro.

I mercatini (spesso solo un telo sul marciapiede) offrono prodotti tipici dell’artigianato Chiapas: dai prodotti di tessuto dalle dense geometrie colorate alle sculture di legno alla gioielleria.

L’ostello è molto angusto e spartano, non a caso alcuni del gruppo hanno preferito cercare una sistemazione più comoda, ma San Cristóbal è un centro per viaggiatori, una base da cui partire per esplorare il resto di questo Chiapas fuori dal mondo. L’ostello sembra incarnare questa idea del viaggio, del continuo spostamento, dell’improvvisazione e del desiderio di incrociare altri che si avventurano in questa esplorazione.

E poi costa poco, va bene che qui il costo della vita è un decimo rispetto all’Italia, ma non per questo ci sembra il caso di sperperare!

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